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CHIESA DI S. ANTONIO
UN SANTO VENERATO A EMPOLI: S.ANTONIO ABATE.
S. Antonio Abate è stato uno dei grandi santi della Chiesa, venerato in Oriente e in Occidente, che ha inventato una via originale per diventare santi: ritirarsi nel deserto. In questo ha messo in pratica quanto Dio aveva ordinato al popolo d’Israele, per passare dalla schiavitù alla libertà, non più condizionato dagli idoli del mondo. Anche Giovanni il Battista e Gesù percorsero la stessa strada, per poter annunciare a tutti il Vangelo e poter dare liberamente la loro vita per salvare il mondo.
S. Antonio pregava, lavorava, accoglieva le persone che andavano da lui, formava alla fede i discepoli. Visse 105 anni! Un vero record anche per quei tempi. Eppure era tentato ogni giorno, mangiava poco, dormiva poco …
Aveva un rapporto di amicizia con gli animali (viene ritratto con un maialino), segno di vivere già in Paradiso, come Adamo quando parlava con gli animali prima del peccato originale.
In Empoli c’è da circa 600 anni una Chiesetta dedicata a lui, in Piazza Garibaldi, che Mons. Giovanni Cavini fece restaurare nel 1995-98.
Ha avuto una storia interessante: negli anni settanta fu la sede di un gruppo di giovani che volevano riscoprire la fede e viverla in questo tempo, secondo gli insegnamenti e lo spirito del Concilio Vaticano II.
E’ stata poi la sede della Comunità Cattolica Filippina, e lo è tornata ad essere tutt’ora, nonché di altri Gruppi.
Vi si svolgevano le Catechesi con la recita del S. Rosario nel mese di maggio, e attualmente vi viene fatta l’Adorazione eucaristica con la recita del S. Rosario tutti i giovedì alle ore 21,30 da ottobre ad aprile, e viene intensificata nel mese di maggio.
Ora vi presento brevemente la storia dell’edificio, traendola dalla Guida di Empoli di Mons. Gennaro Bucchi, stampata a Firenze nel 1916 (pag. 125-126). Attualmente è introvabile, mentre è stata stampata una versione più ridotta, dove manca proprio la descrizione della nostra Chiesa.

ORATORIO  DI SANT'ANTONIO
Non lungi dal fiume Arno, fuori della porta Pisana, nell'antico borgo, fu eretto quest' oratorio nello stesso luogo ove era stato il monastero colla chiesa dei frati Agostiniani prima che edificassero il loro convento di Santo Stefano dentro le mura del paese.
La chiesa aveva il titolo di Santa Maria Maddalena penitente e Sant'Antonio. E poiché i religiosi avevano cominciato a fabbricare senza il permesso del pievano di quel tempo, fu loro inibita la fabbrica, fino a che non si fossero provveduti delle necessario facoltà.
Non vi sono cose notevoli. V è un mediocre dipinto, che rappresenta la Resurrezione di Nostro Signore e copre l'immagine del crocifisso, ai lati del quale stanno la Vergine e San Giovanni, pittura su tavola del secolo XV.
COLLEGIATA DI S. ANDREA
S. GIUSEPPE NELLA COLLEGIATA
Nostro Signore Gesù Cristo è Figlio di Dio, ma il Padre suo celeste ha pensato bene di affidarlo a un padre terreno, che si prendesse cura di lui, lo educasse e lo formasse ad affrontare la vita, secondo il progetto di Dio Padre.
Questo padre “putativo” si chiamava Giuseppe, lo sposo di Maria. La storia del loro fidanzamento e matrimonio, insieme al concepimento per opera dello Spirito Santo di Gesù, sono narrati nei Vangeli di Matteo e di Luca, che verranno proclamati nella liturgia dell’odierna domenica di Avvento e in quelle del tempo di Natale.
Dai Vangeli canonici non sappiamo altro, mentre dai vangeli “apocrifi” e da vari scritti della Chiesa antica ci vengono fornite altre notizie della sua vita, particolarmente della sua morte serena a Nazaret, prima che Gesù iniziasse la sua vita “pubblica”.  
La venerazione verso questo santo fu sempre presente nella Chiesa lungo i secoli, anche se non così diffuso come quello di Maria. Divenne molto popolare dopo il Concilio di Trento, e si moltiplicarono le immagini del Santo nelle Chiese, e in particolare nella nostra Collegiata di Empoli. Nel transetto sinistro della Chiesa c’è la Cappella a lui dedicata, durante il grande rifacimento della nostra Chiesa nel 1735-63.
E proprio nella Cappella sono custodite quattro opere dedicate a S. Giuseppe : una di cartapesta, che si trova nella nicchia a sinistra (coperta da un quadro), e che viene esposta nella Festa del santo; un affresco all’esterno della Cappella; il basamento in pietra sotto la statua dell’Immacolata, e il grande quadro sopra l’altare, che è stato restaurato e rimesso al suo posto giovedì 15 dicembre scorso.
Queste opere ci presentano la vita di S. Giuseppe: l’affresco ci ricorda il fidanzamento di S. Giuseppe, com’è narrato nel Protovangelo di Giacomo. Maria stava a servizio di Dio nel Tempio di Gerusalemme, ed essendo ormai una ragazza bisognava trovarle uno sposo che fosse un pio ebreo osservante della Legge del Signore. Furono scelti alcuni giovani e fu chiesto in preghiera un segno dal cielo; ad uno di essi fiorì il bastone e quindi fu lui il prescelto da Dio: Giuseppe (e proprio così è raffigurato nell’affresco, e il fiore si chiama ancora oggi la mazza di S. Giuseppe).
Segue la scena del matrimonio, nel basamento dell’Immacolata nella nicchia della Cappella adiacente. Poi Giuseppe dovrà fuggire in Egitto, portando con sé il Bambino Gesù, come appare nella statua di cartapesta. Fu proprio un padre premuroso e un marito che seppe capire la sua moglie, cioè accettò il progetto di Dio su Maria, rinunciando alla logica della Legge che gli ordinava di mandarla via.
Infine la bella tela del Transito di Giuseppe, ora restaurato e posto sull’altare a lui dedicato. Il valente pittore fiorentino Giuseppe Romei lo ha raffigurato seguendo la narrazione del Transito di S. Giuseppe, antico scritto dei primi cristiani di Nazaret, passato poi ai cristiani d’Egitto. Nella tela è dipinta la sua morte santa, circondato da Gesù e Maria in lacrime, e gli angeli che portano aromi e vesti per la sepoltura non avendo soldi la famiglia di Nazaret. Si potrebbe chiamare il protettore dei poveri e dei senza tetto, avvenendo la scena all’aperto. Mi raccomando di ammirare l’opera, di pregare e di aiutare i poveri… e soprattutto di riscoprire la bellezza del proprio matrimonio.
Il Proposto Don Guido Engels

 
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